Prima di partire dal Pappasole per tornare a casa, salutando tutti gli Old ed i New, mi sono sentita dire “Ciao Ross… ci vediamo ad ottobre, per il nostro ennesimo ultimo living”. Questa frase mi ha fatto sorridere, eppure è la perfetta realtà. Capita infatti da qualche anno che, al termine del living, ci troviamo e, tra una chiacchiera e l’altra, ci diciamo “No no, ma siamo sicuri, questa è stata davvero l’ultima stagione!”. Poi però, i mesi passano e puntualmente ci troviamo verso fine aprile, ancora, di nuovo sotto al tendone, seduti in mezzo ad un centinaio di persone, conosciute e sconosciute, pronti per una nuova avventura…
Non c’è via di fuga. La scusa “uno stage l’ho già fatto” non regge assolutamente. Anzi, è probabilmente proprio perché uno stage l’ho già fatto che, ogni anno, non riesco a dire di no o anche solo a pensare di dire di no…
Ogni anno vediamo i nuovi affrontare per la prima volta quelle stesse difficoltà che, a suo tempo, avevano messo in panico anche noi. Li vediamo impegnarsi al massimo per non deludere chi in quel momento li sta osservando. Li vediamo correre cercando di stare dietro al ritmo di questo Lavoro. Li vediamo a volte un po’ impauriti per quello che potrà succedere durante questi giorni o durante la stagione. Ed ogni anno ci rivediamo un po’ in loro. Quando i Capi un giorno alle 5 dicono “Stasera la serata la farete voi. Non avrete a disposizione nessun oggetto e nessun costume… Buona fortuna” è uno di quei momenti in cui è impossibile non tornare indietro con la mente a quando eri tu a doverti inventare l’impossibile per non fare cattiva figura ed il panico più totale si impossessava di te… Come accade la prima volta che sali su quel palco e non sai come muoverti, dove guardare, dove girarti, le luci ti accecano… Come la prima volta che devi imparare una coreografia e dentro di te pensi “Ma io non ce la potrò mai fare”… Sono infinite le situazioni che durante uno stage ti riportano alla mente il tuo primo stage, ed ogni anno è così. E’ come se in un certo senso, tutto si azzerasse e ricominciasse da capo.

Poi c’è il momento “top”, quello che coglie tutti di sorpresa, a poche ore dallo spettacolo finale. Chi ha già fatto uno stage sa cosa sta per accadere e, spesso, le lacrime iniziano a scendere ancora prima dell’inizio della canzone. Tutti seduti o sdraiati per terra, occhi chiusi, con il solo invito “Appena sentite un’Emozione alzatevi ed aprite gli occhi”. La musica parte ed io sono già in piedi… Anche altre persone si alzano alla prima nota, ma loro piangono ed io no.

“Sei la solita insensibile” direbbe qualcuno. Anzi no… Non “direbbe qualcuno”, ma “Mi ha detto qualcuno”. Lo so, è vero, non mi è scesa una lacrima durante tutta la canzone e, se vogliamo proprio far uscire la mia totale insensibilità, in 5 anni mi è capitato solo una volta di piangere sentendo quella canzone… Ma il fatto che le mie lacrime non scendano non significa che io non provi Emozioni.
Però mi alzo alla prima nota, apro gli occhi, osservo e noto che, come ogni anno, le lacrime non si risparmiano. Uomini, donne, old, new… Molto spesso sono gli Old a piangere più dei New e questo sicuramente perché gli Old, oltre ai ricordi legati ai 5 giorni di stage, hanno anche i ricordi di una o più stagioni alle spalle: persone, luoghi, difficoltà, spettacoli, fatiche, soddisfazioni…

Io stessa, nel mio filone di pensieri, in quel momento mescolo sensazioni, luoghi, ricordi, persone…

Delle persone che mi tornano in mente sentendo quella musica la maggior parte non è presente a questo stage… Ma ce ne sono altre. Altre che non avevo mai diciamo “contemplato” come Amiche, come Persone sulle quali poter contare e questo perché avendo da sempre i miei appoggi non mi sono mai presa la briga di cercarne degli altri… Invece le ho trovate, scoperte, ed ora le sento “mie”. Questo sentire “mie” alcune Persone che ci sono da anni ma che io non avevo mai contemplato mi tranquillizza molto ed, inevitabilmente, a questo pensiero lego  la frase di una canzone che dice “Noi, non saremo mai, soli tu lo sai…”. E’ proprio così. In questo mondo, in questa Your Friends, non saremo mai soli…

Così, quando viene il tempo di salutare tutti e partire per tornare a casa, è proprio chi canta queste parole che mi dice “Ciao Ross… ci vediamo ad ottobre, per il nostro ennesimo ultimo Living”.

Ed io saluto “Ciao Pappasole, ciao a Tutti. Ci vediamo ad ottobre per il mio ennesimo e, forse, ultimo Living”

…Ammesso che questa volta lo sia…

06.03.10

La gara Allievi finisce. Squadra dopo squadra scendiamo al 4° posto ma questo rimane, comunque, il miglior piazzamento internazionale storico ed il miglior punteggio. Nessuno ce lo leva.

Ora tocca alla Squadra Junior. Non ci aspettiamo niente, non mi aspetto niente. L’ultimo “Mamma Mia!”. Percepisco nell’aria una strana sorta di tranquillità, come se oggi, l’unica cosa per cui siamo a Widnau è quella di pattinare bene. Come se le altre non esistessero, come se il nostro unico nemico fossimo noi stessi. Siamo nella fossa dei leoni. L’unica Squadra Italiana in mezzo ad altre 37, di cui credo almeno una quindicina Svizzere… Siamo anche gli ultimi a scendere in pista e questo fa strano perché in questo sport pattinano per ultime le squadre della categoria più “alta” ed oggi noi gareggiamo nella categoria più alta e, per sorteggio, siamo gli ultimi. Solitamente ero io a dire a voi “Finita la gara andiamo a vedere le squadre ISU e quando finisce l’ultima ci mettiamo i pattini per la premiazione”. Oggi siamo noi l’ultima.

Le Svizzere prima di noi (Le Starlight, mica una squadra qualunque) pattinano abbastanza male. Io e Nadia le guardiamo mentre voi siete blindati dentro lo spogliatoio. In questo momento si accende nella testa un flash, che fa scattare una serie di reazioni a catena dentro di me. Non so perché, ma sono sicura che se pattinate bene, oggi, non è impossibile. Loro sono le più forti, la Squadra contro cui, sulla carta, non avevamo chance, eppure… Eppure io vi conosco e so che con una buona gara non è impossibile “il sogno”. Entriamo per liberarvi e Nadia dice “Promettetemi che fate il vostro meglio, non è impossibile”. Al sentire questa frase i vostri volti si illuminano perché tutti noi sappiamo che, se così fosse, sarebbe un sogno troppo grande e bello per essere vero.

Gli spalti sono pieni. Pieni di Atlete che hanno finito la gara e stanno guardando “le squadre forti”. Noi siamo soli. Non abbiamo nemmeno un genitore a presso. Non abbiamo un parente, un Amico, una squadra Italiana per supportarci. Abbiamo solo noi stessi.

Il loro punteggio è 27 e qualcosa. Il nostro “best” attuale è 24. Non è impossibile.

La voce ci annuncia e, per noi, c’è il gelo. A parte le nostre 11 piccole Aladine attorno a noi c’è silenzio. E che vogliamo? Sono tutti Svizzeri dentro questo palazzo!

Mamma Mia! E’ pulito. Preciso. Deciso. Bello. Voi siete belli. Però siamo in Svizzera…
Fine. Inchino. Attesa… Con gli occhi fissi al megaschermo. Io che ho visto la gara da fuori so che oggi “giustizia” sarebbe essere davanti… Il led si accende ed è 30. Ranking after short 1.

E’ di nuovo gioia, salti, emozione, lacrime. In questo momento vorrei che non ci fossero i lunghi. Cha la gara finisse ora perché adesso come adesso “Abbiamo vinto la Swiss Cup”.

Siamo felici. Una felicità che non è mai esistita. Un’emozione che non ho mai provato fino ad oggi. La sto vivendo. Comunque vada, comunque andranno le cose, per una notte dormiremo cullando il nostro sogno più grande… Per una notte dormiremo sapendo di essere la squadra in cima alla classifica. Comunque vada non siamo mai stati nella nostra vita la squadra in cima alla classifica dopo il corto. A cena ancora stentiamo tutti a crederci. Ma sappiamo che la strada è ancora lunga, tutta in salita che loro, Svizzeri, in casa loro, con 3 punti da recuperare non staranno a guardare. E noi? Noi non siamo abituati a gestirci in una situazione del genere e il solo pensiero fa venire i brividi. Perché ora niente appare impossibile. E’ un sogno. E’ il nostro sogno. Abbiamo 24 ore per cullarlo prima del momento più “forte”. Perché ora è così. Ora noi abbiamo quella coppa in mano ma loro possono ancora strapparcela. Sta a noi mantenerla.

Andiamo a dormire. Chi di noi non ha sorriso almeno una volta, quella sera, pensando “Domani possiamo vincere davvero la Swiss Cup?”

07.03.10

E’ “il grande giorno”. Stanotte non dormiremo più cullando il nostro sogno. Stanotte o dormiremo avendo realizzato il nostro sogno o dormiremo con una delusione fortissima perché il nostro sogno ci è stato strappato dalle mani. Ora o la va o la spacca, non c’è via di mezzo, o vinciamo o perdiamo. E’ come la nostra finale dei mondiali. Nessuno arriva in finale per giocare e basta, si va in finale per vincere ma, dei due, vince uno soltanto. Poi è vero, ci si potrà sempre consolare dicendo “Beh dai dopo il corto eravamo in testa”, ma ora come ora questo non basta.

Il 7 marzo 2010, tra tutti i giorni passati a Widnau, tra buker, pavillon e pista è il più lungo. La gara è alle 17.05 e noi, essendo i migliori, siamo gli ultimi a scendere in pista… All’allenamento Ufficiale scopriamo che loro hanno come noi un mix di Michael Jackson e questo rende tutto ancora più “strano”. Osservo il loro allenamento. E’ come ieri. Loro pattinano benissimo ma sbagliano un po’. I giochi sono aperti. Chi sbaglia perde. Chi non sbaglia vince.
Oggi non c’è margine di errore e questo lo ribadisce anche Nadia nella palestra.

Le 5 ore che separano la fine dell’allenamento Ufficiale dall’inizio della palestra per la gara vengono occupate nei più svariati modi: chi dorme, chi legge, chi studia, chi si pettina, chi si trucca… Io ho una sensazione positiva che mi porto dentro dal mattino ma che, per scaramanzia, tengo per me. Palestra, poi pavillon a prendere i pattini. Sono le 16.45, ci tocca andare nello spogliatoio. Le Allieve vanno sugli spalti ed io, una volta usciti tutti, da buon guardiano chiudo a chiave la porta. So che quando rientreremo, in bene o in male, avremo provato qualcosa di unico e, forse, irripetibile. E’ un’occasione che non possiamo farci sfuggire dalle mani.

Annuncio del pannello tecnico. Gara “loro”. Io le guardo e capisco che sarà dura, quasi impossibile, ma voglio crederci finché, eventualmente, sarà il megaschermo a farmi risvegliare dal sogno.
Tocca a noi. Usciamo. La gente ci guarda. “…eccoli loro sono quelli che stanno vincendo adesso”

Il loro punteggio è quasi 47. Alto ma non impossibile.

La voce ci annuncia ed oggi, al contrario di ieri, la gente ci tifa… Mi chiedo come mai ieri ci ha accolti il gelo ed oggi l’applauso poi realizzo “Entriamo in pista come primi classificati, un po’ ci stanno invidiando”.
Musica. Il programma è buono, ma impreciso e lento. Si può fare meglio. Inizio a temere che il sogno finisca. Però, tutto sommato, non ci sono grandi errori, niente cadute. Realizzo che è tutto legato ad un filo sottile, questione di poco. All’uscita di pista la prima cosa che dico è “Non ci resta che aspettare”. E’ difficile ma non impossibile.

L’attesa è snervante, eterna, infinita. Il led si accende: 44 e qualcosa. Risultato parziale secondi.

Nessuno esulta, né noi, né loro,né il pubblico perché ieri noi avevamo 30, loro 27. Oggi loro 47 e noi 44. Sembriamo appaiatissimi.E’ questione dei decimali, quei numeri a cui nessuno mai fa caso, quelli che si conquistano con la pulizia di un filo, la decisione di una pattinata. A mente, nel caos e con il cuore che batte ad un ritmo quasi incontrollabile è impossibile anche solo provare a calcolare chi l’ha spuntata. Gli occhi sono tutti al tabellone. 30 secondi, forse, prima che compaia la classifica complessiva… 30 secondi che nella vita normale sono “niente” li diventano “tutto”.
Il led si accende, la grafica appare, il nome in cima alla classifica è “ICE DIAMONDS – ITA”

Gli abbracci, le urla, le lacrime che sgorgano a fiumi. Abbiamo vinto la Swiss Cup, abbiamo vinto la Swiss Cup, abbiamo vinto la Swiss Cup. E’ qualcosa di forte. Troppo forte. E’ adrenalina allo stato puro. Emozione a mille. E’ il cuore che batte e sembra possa esplodere da un secondo all’altro. Dagli spalti ci guardano… Quante volte siamo stati noi, sugli spalti, a guardare ed invidiare questi attimi? Ora siamo noi… Il cielo è azzurro sopra Widnau, oggi abbiamo vinto noi!

Nella confusione, in quel rimbombo che ci avvolge, capisco poco. Vedo solo lacrime di gioia, una gioia che è esplosa proprio in una trasferta dove tutto sembrava possibile tranne questo… Sento gente sconosciuta che ci fa i complimenti… Non esiste più niente in quell’istante. C’è solo gioia.
E’ l’istante che cancella il passato, che fa sparire fatica, freddo, delusioni, cadute… Chi di voi ora ha freddo? Chi di voi ora sente dolore per una caduta fatta in passato? Chi di voi ora sta pensando alle “batoste” prese prima di arrivare fino qui? Nessuno.

Ora ci siamo solo noi.

Ora abbiamo vinto la Swiss Cup.
Alla premiazione la coppa più grande, più bella, più lucente è per noi.
La Aura davanti, col tricolore sulle spalle, la coppa arriva, lei la alza al cielo.
38 Squadre. 8 Nazioni. Ma la bandiera che oggi viene issata sul trabiccolo è Italiana. Non è solo “Italiana” è proprio nostra. E’ delle ICE DIAMONDS.
Per la prima volta nella storia le Ice Diamonds vincono una competizione Internazionale.

A Widnau, da quando esistono gli archivi dei risultati (ovvero più di 10 anni) hanno partecipato tantissime squadre Italiane: Hot Shivers, Etoiles, Ladybirds, Ice on Fire, Olimpia Team, Shining Blades, ma una sola ha vinto: NOI.

E poco importa se tutti sappiamo che è stata un po’ fortuna, un po’ casualità, un po’ insieme di circostanze. Quel che importa è che anche tra 10, 15, 20 anni, sfogliando l’albo doro della Swiss cup, alla voce 2010 ci sarà scritto “ICE DIAMONDS – ITALY”

Tutto il resto non conta.

E’ il nostro sogno.

E’ l’emozione più grande che io abbia mai provato nella vita.

…e la devo a voi…

 

 

 

05.03.2010 – Chiavenna
Manca ormai pochissimo alla nostra partenza per Widnau ed io ho in mente solo e soltanto confusione. Da una parte vorrei che tutto andasse meravigliosamente bene. Dall’altra invece vorrei che questa fosse gara come l’ultima di Lecco… ovvero “neutra”.
La verità è che ho solo e soltanto confusione in testa. Come fossero tanti pezzi di una storia, la mia storia, che si stanno lentamente sbriciolando e separando sempre più gli uni dagli altri… Non riesco a trovare la “colla” per rimetterli insieme e non so se, a questo punto, valga la pena rimetterli insieme oppure sia meglio lasciarli disgregare completamente.

Aspetto solo Widnau perché la mia coscienza sa che io, personalmente, a quel paesello sperduto devo molto. Aspetto solo di viverla.
Non mi aspetto niente. L’unica speranza che ho è quella di vedere le mie “Aladine” non ultime perché l’unica cosa che ora non meritano è un altro “ultimo piazzamento”. Va bene anche settimi, sesti… ma non ottave. Non domani.
Per quanto riguarda le Junior beh… Siamo noi contro le Starlight, in Svizzera. Non vedo speranza… Solo qualcosa di magico potrebbe cambiare le cose. Ma ultimamente non credo più nemmeno nel mio stesso sogno. Però sono certa che, comunque, a loro andrà bene così.

Mancano poco meno di due ore alla partenza ed io masterizzo un nuovo cd di allenamento.
Ho una sensazione positiva dentro di me… Non so a cosa sia dovuta. Non la riesco a concretizzare.
E’ come una sorta di tranquillità interiore… Dovuta a cosa? Non lo so. Non l’ho mai avuta gli altri anni… Forse è perché ora come ora la mia mente sa dove andare, cosa è giusto ed il cuore, poco a poco e con molta fatica si sta adeguando alla mente, quindi viene meno il conflitto interiore dentro di me… Non lo so…
Ho solo una piccola certezza: In una direzione o nell’altra questo Widnau mi aiuterà a decidere se è il caso o meno di provare, ancora una volta, ad incollare questi mille pezzettini disgregati…

06.03.10 – Widnau

E’ sempre la stessa storia, più o meno.
Bunker, rifugio anti atomico, sabato 6 marzo 2010.

5 anni sono passati dalla prima volta in cui siamo stati qui e tanti ricordi si mescolano nella ma mente. Ho tante emozioni legate a questo piccolo paesello sperduto al confine con la Germania…eppure…

Eppure il cuor mio sono convinta, o forse certa, che le emozioni più grandi Widnau me le sta regalando ora. Credo che mai nella mia mente, neppure nella migliore delle ipotesi, avrei osato sperare, sognare, credere così tanto.

Sono venuta qui con una sola speranza fissa in testa: Aladin.
L’unica cosa che volevo fortemente era non vedere loro al termine della gara in ottava posizione. Non era quello che meritavano, non era la giusta moneta per ripagare i loro sforzi di questa stagione. Andava benissimo anche settimi, sesti, ma non ottavi.

Però poi, quinti a scendere in pista, le altre Squadre avevano punteggi più alti del nostro record storico (risalente al 2008) e quando sul megaschermo appariva la classifica, per un attimo, ho persino smesso di crederci.

Così loro sono entrate in pista, coscienti del fatto che il loro miglior punteggio era inferiore del peggior punteggio della classifica, ma l’importante era fare bene “l’ultimo Aladin”.

E poi? I 3’31” sono passati veloci. Loro passavano davanti ai miei occhi ed io guardavo. Il programma finisce ed arriva il momento di attesa dei punteggi: eterna. Quando il led si accende accade tutto troppo veloce. E’ questione di secondi, di attimi, di istanti, giusto il tempo di rendesi conto che è un 38 e poco più che ci colloca, al momento, nientemeno che in seconda posizione. Tutto ciò che segue sono urla, salti, lacrime, emozione, felicità perché finalmente, per la prima volta nella nostra storia, non chiudiamo una gara internazionale Allievi all’ultimo posto. In quel momento realizzo che noi, il nostro Widnau, l’abbiamo vinto!
Realizzo anche che i miei tasselli di dubbi, forse, vale la pena rimetterli insieme. E’ vero, ora sono spiegazzati, tagliati e ci vorrà tempo e pazienza per rimetterli insieme… Ma sono sicura che loro mi aiuteranno, in qualche modo, ad unirli, a riattaccarli l’uno all’altro…

Il guardiano del Castello

Posted: 19 febbraio 2010 in Senza categoria

Chissà perché, nelle favole,i protagonisti non sono mai i Guardiani? I protagonisti delle favole sono sempre Cavalieri, Guerrieri, Principi, Re, Regine. Sono i poveri che diventano ricchi, sono i comuni mortali che diventano eroi, sono i poveri che conquistano il cuore dei ricchi…

Però, in ogni storia dove c’è un castello c’è sempre il Guardiano.
Il Guardiano sta li. Nessuno lo considera più di tanto. In fondo altro non fa che passeggiare avanti e indietro davanti al portone d’ingresso. Non impartisce ordini, non addestra gli eserciti, non esce a combattere i nemici… Ma c’è. C’è sempre. Di giorno, di notte. Guarda gli eserciti addestrarsi ai combattimenti, apre e chiude il portone al passaggio della gente, filtra i messaggi che entrano ed escono, osserva le battaglie col fiato sospeso…
Il Guardiano, in fondo, ama il suo castello anche quando questo è piccolo e un po’ ammaccato. Ama l’Esercito ed i Sovrani, anche se gli altri Eserciti a volte combattono con i cannoni, mentre il suo ha a disposizione solo delle piccole sciabole… Il mondo non sa, non capisce, e non potrà mai in nessun modo capire quanto in fondo il Guardiano AMA profondamente il suo Castello e tutti quelli che dentro a quel Castello vi abitano. Lui fa finta di nulla ma prima di ogni combattimento controlla che tutte le armi siano pronte, che tutti i cavalli siano sellati, che ogni dettaglio sia a posto. Poi apre la porta ed a braccia conserte osserva quel che accade. Non sarà merito suo la vittoria e questo lui lo sa bene. Quando, dopo un combattimento, gli Eserciti rientrano al castello il Guardiano li segue con lo sguardo, uno ad uno… Si preoccupa se qualche Guerriero è stato ferito e cerca, come può, di stargli accanto. Si accorge subito chi sta bene e chi invece sta soffrendo perché, nel tempo, ha imparato a capire tante cose di loro.
L’Esercito non è “di proprietà del Guardiano” perché l’unica proprietà vera che egli possiede è il mazzo di chiavi che porta sempre con se, appese ad un grande cordone nero. Eppure lui sente suo quell’Esercito. Non domandategli il motivo. Non vi saprà rispondere. E’ solo un Guardiano. Non addestra e non combatte. Non è lui a mettersi in gioco in prima persona e, forse, per questo motivo potrebbe apparire come un vile codardo.

Passeggia e, d’un tratto, ode battibecchi sulle strategie di guerra.

Vorrebbe non sentire. Ma sente. Capisce. Percepisce.

Allora, seppur convinto del suo Amore per questo castello e per tutti i suoi abitanti, comincia a porsi domande che, fino ad ora, s’era posto solo sporadicamente.

Continua a camminare avanti e indietro, facendosi più riflessivo…

Dovrebbe avere forse il coraggio di scegliere una volta per tutte perché il problema è ormai radicato nella sua testa. Guarda l’esercito prepararsi ad un’altra battaglia e sorride, ma questa volta il sorriso è dovuto e calcolato, non è il sorriso spontaneo di sempre. Finge. Evita.

Si domanda perché, a tratti, osservando quel castello vorrebbe avere un cannone per abbattere tutto senza pietà, con cattiveria, per il solo sadico gusto di vederlo ridotto in un cumulo di polvere e macerie…Il Guardiano soffre nel capire e nel rendersi conto di alcune cose… In fondo lui non è capace di provare rancore, non vede mai la cattiva fede negli altri, non vede mai il bicchiere mezzo vuoto e, soprattutto, stima le persone dentro al castello a livelli infiniti… A lui fa male che, da dentro, non capiscano. Fa male che, per un motivo o per l’altro, le sue azioni vengano viste in cattiva fede. Fa male che ogni decisione, seppur piccola, crei scompiglio e musi duri.

Ed il Guardiano, ora, per la seconda volta nella sua vita si trova ad osservare la strada che dal Castello si allontana all’orizzonte, diretta chissà dove… D’un tratto si ricorda che, tempo fa, aveva provato una voglia simile a questa. Furono proprio i Guerrieri a convincerlo a restare.
Ora sa che, forse, proveranno a convincerlo di nuovo. Ma è sicuro, sicurissimo, che l’unico motivo per cui deciderà di rimanere sarà la sua soddisfazione personale. Non si farà convincere da tante belle parole…

Non si farà nemmeno ingannare dai battiti del suo cuore…

Questa volta deciderà con la sua testa o, quantomeno, ne ha l’intenzione…

 

 

Ultimamente scrivo poco.
Scrivo poco perchè manca il tempo materiale per farlo e, purtroppo, sono una di quelle persone che riesce a scrivere solamente di getto, quando l’emozione è ancora "fresca" e le immagini di quel che è successo e che ho provato sono ben chiare nella mia testa.
La stagione, comunque, sta procedendo. Abbiamo già affrontato la prima gara Nazionale a Trento dove, per la prima volta, l’impianto audio (che forte dei ricordi degli ultimi 3 anni di gare al PalaMinchio) è stato rifatto nuovo di zecca… E anche i Campionati Italiani a Brescia… Abbiamo avuto l’occasione di fare amicizia anche con i Pinguini di Zanica, l’unico luogo chiuso e coperto al mondo dove se fuori nevica e ci sono circa 0 gradi, dentro ce ne sono -5/-6.
Ah… Zanica: Una pista che mi verrebbe da definire "fatta a misura per il sincro". Con 3 spogliatoi grandi (???) quanto mezzo di sincro, una "palestra" riadattata per l’occasione a spogliatoio… Fatta a pennello per contenere 10 Squadre, che, se la matematica non è un’opinione 10 Squadre x 16 Atlete (Non calcoliamo riserve e staff) fanno 160 Persone… Ma la cosa non mi stupisce perchè li, tra Zanica e Brescia, non conoscono parole come "Sincro" – "No Hold Block" – "Warm Up Area" e sono (…erano, spero…) convinti che una Squadra di sincro fosse composta da "5-6 persone"
Ma, a parte questo, noi ormai "ce la caviamo benissimo da soli" anche se nessuno ci considera e la gara ce la organizziamo praticamente in una sorta di "Auto gestione". Del resto è anche questo il nostro bello…
 
Nel frattempo io ieri, presa da un’ispirazione mooolto Natalizia, ho "creato" così, di getto, un nuovo video…
Buona Visione…
 
 
Perchè per me siete semplicemente tutto questo!!!
 

Pedalare da soli…

Posted: 23 novembre 2009 in Senza categoria

Sento in sottofondo la musica di “Grease”. E un rumore di lame che tagliano il ghiaccio.

Ho una sensazione.

“…Ad un certo punto nella vita bisogna imparare ad andare in bicicletta.

I grandi per convincerti a pedalare ti dicono che, mentre tu pedali, loro ti terranno il sellino.

All’inizio te lo tengono davvero. Poi, senza farsene accorgere, quando si rendono conto che ce la puoi fare senza il loro aiuto, lo lasciano. Tu continui a pedalare, cercando di mantenere l’equilibrio. D’un tratto t’accorgi che in realtà loro non ti stanno più tenendo. Sono sempre dietro e, se sarà necessario, metteranno velocemente la mano sotto alla tua sella e ti eviteranno la caduta.

Ma non ti stanno più tenendo. Stai pedalando. Sei in equilibrio. Senza nessun aiuto.

Che bello vederti mentre pedali, mentre nessuno più ti tiene il sellino.
Che bello sapere che tra poco andrai più forte e potrai buttarti in mille acrobazie…

Avevo dato a me stessa un tempo per  pedalare così, senza una precisa meta, solo perché pedalare accanto a qualcuno mi piace. Il tempo che mi ero data è ormai al limite e, fino ad oggi, ero convinta a riporre la bicicletta al termine di questo giro.

Però ti guardo pedalare… Perché mai dovrei mettere via la mia bici proprio ora, quando c’è una “nuova persona” che ha imparato a pedalare e con cui potrò pedalare ancora per tanto tempo???”

Questa sensazione dura poco più che un minuto.

Poi focalizzo. La musica di Grease c’è davvero. Ci sono davvero tante lame che tagliano il ghiaccio. E tu hai davvero imparato a pedalare da sola…

Ti stimo un sacco, anche se non te l’ho forse ancora mai detto…

Forse sei l’unica persona che ancora non lo sa.

Forse dovrei dirtelo.

Ma di sicuro lo penso.

La sveglia domattina suonerà alle 5.00. Destinazione: Baselgà di Pinè. La “solita trafila”. Controlli d’avere tutte le scartoffie FISG, esci, vai al pullman, aspetti le ragazze, fai la conta, il pullman parte eccetera, eccetera, eccetera… Una prassi che ormai conosco bene, fin troppo..
La storia si ripete. Di nuovo i test. E’ passato un anno esatto da quando partivamo in direzione Sesto San Giovanni per affrontare i gli stessi test. Un anno fa il “passa” o “non passa” era molto più determinante. Si correva il rischio che troppi “non passa” compromettessero la stagione dell’intera Squadra. Quest’anno determineremo solo la posizione di alcune Ragazze, ma la certezza è comunque che avremo 2 squadre Nazionale (già qualificate l’anno scorso) e 2 squadre Open, comunque andranno le cose…

Solo un piccolo dettaglio che mi fa riflettere: l’elenco dei nomi e delle fermate.

Sono tanti anni che, prima di ogni partenza, faccio la mia lista. I nomi, per la maggior parte, sono sempre gli stessi. Non oggi. Di ventisette nomi sono solo nove quelli che già gli anni scorsi scrivevo… Gli altri sono tutti nuovi. E, ammetto, ancora faccio un po’ di caos. La Squadra Allieve Open comincio a conoscerla ora, dopo più di un mese e, ancora, a volte confondo l’una con l’altra tra nomi e cognomi che si ripetono. La squadra di Cadette invece mi fa una gran tenerezza. Sono così piccole… A volte mi capita di vedere nella mischia del pubblico volteggiare qualcuno vestito “Ice Diamonds” e di impiegare un po’ a capire di chi si tratta perché scordo che la ruota ha fatto il suo giro. La squadra Allievi della Spring Cup è diventata la squadra Junior. La squadra Cadette s’è divisa… Alcune sono Allieve Nazionale altre, almeno fino a domani, Allieve Open. Ci sono poi tante nuove Allieve Open e, ovviamente, un’intera nuova squadra Cadette… Open e Nazionale sono due rami ben diversi. Come impegni agonistici, come trasferte, come regolamenti. L’Open ha la divisa AZZURRA, il Nazionale NERA. Domani sul pullman saliranno solo divise AZZURRE… Quelli “vestiti di NERO” la loro battaglia dei test l’hanno già affrontata… Domani venti nuove Ice Diamonds saliranno per la prima volta sul nostro pullman… Il pullman che col tempo ci scarrozzerà qua e la per l’Italia e, chissà, forse anche l’Europa… Il pullman che noi conosciamo bene e che anche loro impareranno a conoscere…

Domani le divise AZZURRE vivranno la loro prima grande emozione…

Un’Emozione che le divise NERE conoscono da anni…
E poi, la prossima volta, NERIAZZURRI saremo tutti sul pullman in direzione Trento.

NERI devono rendersi conto che, per me e per noi in genere, chi è AZZURRO o chi è NERO ha gli stessi diritti e gli stessi doveri. Che non è l’avere la divisa  NERA che li rende migliori o più forti di chi ha la divisa AZZURRA… I NERI dovranno capire che loro ora sono l’esempio da seguire, sapendo che dare il buon esempio è molto più difficile di quanto sembra. E che, soprattutto, NERI AZZURRI sempre Ice Diamonds siamo…
MA DOMANI L’EMOZIONE AVRA’ UN SOLO COLORE:
AZZURRO!!!!

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