06.03.10
La gara Allievi finisce. Squadra dopo squadra scendiamo al 4° posto ma questo rimane, comunque, il miglior piazzamento internazionale storico ed il miglior punteggio. Nessuno ce lo leva.
Ora tocca alla Squadra Junior. Non ci aspettiamo niente, non mi aspetto niente. L’ultimo “Mamma Mia!”. Percepisco nell’aria una strana sorta di tranquillità, come se oggi, l’unica cosa per cui siamo a Widnau è quella di pattinare bene. Come se le altre non esistessero, come se il nostro unico nemico fossimo noi stessi. Siamo nella fossa dei leoni. L’unica Squadra Italiana in mezzo ad altre 37, di cui credo almeno una quindicina Svizzere… Siamo anche gli ultimi a scendere in pista e questo fa strano perché in questo sport pattinano per ultime le squadre della categoria più “alta” ed oggi noi gareggiamo nella categoria più alta e, per sorteggio, siamo gli ultimi. Solitamente ero io a dire a voi “Finita la gara andiamo a vedere le squadre ISU e quando finisce l’ultima ci mettiamo i pattini per la premiazione”. Oggi siamo noi l’ultima.
Le Svizzere prima di noi (Le Starlight, mica una squadra qualunque) pattinano abbastanza male. Io e Nadia le guardiamo mentre voi siete blindati dentro lo spogliatoio. In questo momento si accende nella testa un flash, che fa scattare una serie di reazioni a catena dentro di me. Non so perché, ma sono sicura che se pattinate bene, oggi, non è impossibile. Loro sono le più forti, la Squadra contro cui, sulla carta, non avevamo chance, eppure… Eppure io vi conosco e so che con una buona gara non è impossibile “il sogno”. Entriamo per liberarvi e Nadia dice “Promettetemi che fate il vostro meglio, non è impossibile”. Al sentire questa frase i vostri volti si illuminano perché tutti noi sappiamo che, se così fosse, sarebbe un sogno troppo grande e bello per essere vero.
Gli spalti sono pieni. Pieni di Atlete che hanno finito la gara e stanno guardando “le squadre forti”. Noi siamo soli. Non abbiamo nemmeno un genitore a presso. Non abbiamo un parente, un Amico, una squadra Italiana per supportarci. Abbiamo solo noi stessi.
Il loro punteggio è 27 e qualcosa. Il nostro “best” attuale è 24. Non è impossibile.
La voce ci annuncia e, per noi, c’è il gelo. A parte le nostre 11 piccole Aladine attorno a noi c’è silenzio. E che vogliamo? Sono tutti Svizzeri dentro questo palazzo!
Mamma Mia! E’ pulito. Preciso. Deciso. Bello. Voi siete belli. Però siamo in Svizzera…
Fine. Inchino. Attesa… Con gli occhi fissi al megaschermo. Io che ho visto la gara da fuori so che oggi “giustizia” sarebbe essere davanti… Il led si accende ed è 30. Ranking after short 1.
E’ di nuovo gioia, salti, emozione, lacrime. In questo momento vorrei che non ci fossero i lunghi. Cha la gara finisse ora perché adesso come adesso “Abbiamo vinto la Swiss Cup”.
Siamo felici. Una felicità che non è mai esistita. Un’emozione che non ho mai provato fino ad oggi. La sto vivendo. Comunque vada, comunque andranno le cose, per una notte dormiremo cullando il nostro sogno più grande… Per una notte dormiremo sapendo di essere la squadra in cima alla classifica. Comunque vada non siamo mai stati nella nostra vita la squadra in cima alla classifica dopo il corto. A cena ancora stentiamo tutti a crederci. Ma sappiamo che la strada è ancora lunga, tutta in salita che loro, Svizzeri, in casa loro, con 3 punti da recuperare non staranno a guardare. E noi? Noi non siamo abituati a gestirci in una situazione del genere e il solo pensiero fa venire i brividi. Perché ora niente appare impossibile. E’ un sogno. E’ il nostro sogno. Abbiamo 24 ore per cullarlo prima del momento più “forte”. Perché ora è così. Ora noi abbiamo quella coppa in mano ma loro possono ancora strapparcela. Sta a noi mantenerla.
Andiamo a dormire. Chi di noi non ha sorriso almeno una volta, quella sera, pensando “Domani possiamo vincere davvero la Swiss Cup?”
07.03.10
E’ “il grande giorno”. Stanotte non dormiremo più cullando il nostro sogno. Stanotte o dormiremo avendo realizzato il nostro sogno o dormiremo con una delusione fortissima perché il nostro sogno ci è stato strappato dalle mani. Ora o la va o la spacca, non c’è via di mezzo, o vinciamo o perdiamo. E’ come la nostra finale dei mondiali. Nessuno arriva in finale per giocare e basta, si va in finale per vincere ma, dei due, vince uno soltanto. Poi è vero, ci si potrà sempre consolare dicendo “Beh dai dopo il corto eravamo in testa”, ma ora come ora questo non basta.
Il 7 marzo 2010, tra tutti i giorni passati a Widnau, tra buker, pavillon e pista è il più lungo. La gara è alle 17.05 e noi, essendo i migliori, siamo gli ultimi a scendere in pista… All’allenamento Ufficiale scopriamo che loro hanno come noi un mix di Michael Jackson e questo rende tutto ancora più “strano”. Osservo il loro allenamento. E’ come ieri. Loro pattinano benissimo ma sbagliano un po’. I giochi sono aperti. Chi sbaglia perde. Chi non sbaglia vince.
Oggi non c’è margine di errore e questo lo ribadisce anche Nadia nella palestra.
Le 5 ore che separano la fine dell’allenamento Ufficiale dall’inizio della palestra per la gara vengono occupate nei più svariati modi: chi dorme, chi legge, chi studia, chi si pettina, chi si trucca… Io ho una sensazione positiva che mi porto dentro dal mattino ma che, per scaramanzia, tengo per me. Palestra, poi pavillon a prendere i pattini. Sono le 16.45, ci tocca andare nello spogliatoio. Le Allieve vanno sugli spalti ed io, una volta usciti tutti, da buon guardiano chiudo a chiave la porta. So che quando rientreremo, in bene o in male, avremo provato qualcosa di unico e, forse, irripetibile. E’ un’occasione che non possiamo farci sfuggire dalle mani.
Annuncio del pannello tecnico. Gara “loro”. Io le guardo e capisco che sarà dura, quasi impossibile, ma voglio crederci finché, eventualmente, sarà il megaschermo a farmi risvegliare dal sogno.
Tocca a noi. Usciamo. La gente ci guarda. “…eccoli loro sono quelli che stanno vincendo adesso”
Il loro punteggio è quasi 47. Alto ma non impossibile.
La voce ci annuncia ed oggi, al contrario di ieri, la gente ci tifa… Mi chiedo come mai ieri ci ha accolti il gelo ed oggi l’applauso poi realizzo “Entriamo in pista come primi classificati, un po’ ci stanno invidiando”.
Musica. Il programma è buono, ma impreciso e lento. Si può fare meglio. Inizio a temere che il sogno finisca. Però, tutto sommato, non ci sono grandi errori, niente cadute. Realizzo che è tutto legato ad un filo sottile, questione di poco. All’uscita di pista la prima cosa che dico è “Non ci resta che aspettare”. E’ difficile ma non impossibile.
L’attesa è snervante, eterna, infinita. Il led si accende: 44 e qualcosa. Risultato parziale secondi.
Nessuno esulta, né noi, né loro,né il pubblico perché ieri noi avevamo 30, loro 27. Oggi loro 47 e noi 44. Sembriamo appaiatissimi.E’ questione dei decimali, quei numeri a cui nessuno mai fa caso, quelli che si conquistano con la pulizia di un filo, la decisione di una pattinata. A mente, nel caos e con il cuore che batte ad un ritmo quasi incontrollabile è impossibile anche solo provare a calcolare chi l’ha spuntata. Gli occhi sono tutti al tabellone. 30 secondi, forse, prima che compaia la classifica complessiva… 30 secondi che nella vita normale sono “niente” li diventano “tutto”.
Il led si accende, la grafica appare, il nome in cima alla classifica è “ICE DIAMONDS – ITA”
Gli abbracci, le urla, le lacrime che sgorgano a fiumi. Abbiamo vinto la Swiss Cup, abbiamo vinto la Swiss Cup, abbiamo vinto la Swiss Cup. E’ qualcosa di forte. Troppo forte. E’ adrenalina allo stato puro. Emozione a mille. E’ il cuore che batte e sembra possa esplodere da un secondo all’altro. Dagli spalti ci guardano… Quante volte siamo stati noi, sugli spalti, a guardare ed invidiare questi attimi? Ora siamo noi… Il cielo è azzurro sopra Widnau, oggi abbiamo vinto noi!
Nella confusione, in quel rimbombo che ci avvolge, capisco poco. Vedo solo lacrime di gioia, una gioia che è esplosa proprio in una trasferta dove tutto sembrava possibile tranne questo… Sento gente sconosciuta che ci fa i complimenti… Non esiste più niente in quell’istante. C’è solo gioia.
E’ l’istante che cancella il passato, che fa sparire fatica, freddo, delusioni, cadute… Chi di voi ora ha freddo? Chi di voi ora sente dolore per una caduta fatta in passato? Chi di voi ora sta pensando alle “batoste” prese prima di arrivare fino qui? Nessuno.
Ora ci siamo solo noi.
Ora abbiamo vinto la Swiss Cup.
Alla premiazione la coppa più grande, più bella, più lucente è per noi.
La Aura davanti, col tricolore sulle spalle, la coppa arriva, lei la alza al cielo.
38 Squadre. 8 Nazioni. Ma la bandiera che oggi viene issata sul trabiccolo è Italiana. Non è solo “Italiana” è proprio nostra. E’ delle ICE DIAMONDS.
Per la prima volta nella storia le Ice Diamonds vincono una competizione Internazionale.
A Widnau, da quando esistono gli archivi dei risultati (ovvero più di 10 anni) hanno partecipato tantissime squadre Italiane: Hot Shivers, Etoiles, Ladybirds, Ice on Fire, Olimpia Team, Shining Blades, ma una sola ha vinto: NOI.
E poco importa se tutti sappiamo che è stata un po’ fortuna, un po’ casualità, un po’ insieme di circostanze. Quel che importa è che anche tra 10, 15, 20 anni, sfogliando l’albo doro della Swiss cup, alla voce 2010 ci sarà scritto “ICE DIAMONDS – ITALY”
Tutto il resto non conta.
E’ il nostro sogno.
E’ l’emozione più grande che io abbia mai provato nella vita.
…e la devo a voi…
